Il presidente serbo Aleksandar Vučić continua a sostenere che le elezioni si terranno entro i prossimi cinque mesi, ma questa settimana ha fornito l’indicazione più chiara finora sul tipo di elezioni che ha in mente. Allo stesso tempo, i partiti di opposizione stanno gradualmente delineando possibili alleanze, mentre resta elevata l’incertezza sulla tempistica esatta del voto.

Le mosse strategiche di Vučić

La scorsa settimana, poco dopo aver annunciato che le elezioni si sarebbero svolte tra la fine di settembre e la metà di novembre, Vučić ha dichiarato che si dimetterà dalla carica di presidente “nei prossimi mesi”. Alla domanda se ciò potesse avvenire entro tre o quattro mesi, ha risposto: “forse anche prima”.

Le sue dichiarazioni coincidono con le diffuse speculazioni secondo cui potrebbe lasciare l’incarico intorno al giorno di San Vito – o Vidovdan – il 28 giugno, in concomitanza con un’importante manifestazione del partito di governo, il Partito Progressista Serbo (SNS), a Belgrado. Il 14 giugno, Vučić ha ribadito che le elezioni dovrebbero tenersi tra “tre o quattro mesi” e ha ammesso di pensare “ogni giorno” alla possibilità di candidarsi alla carica di primo ministro e di scegliere il candidato presidenziale della coalizione di governo.

Da mesi gli analisti ipotizzano che Vučić possa dimettersi dalla presidenza durante l’estate per essere poi eletto primo ministro dall’attuale Parlamento, rinviando così le elezioni legislative complete all’inizio del 2028. Questa settimana, tuttavia, ha respinto pubblicamente tale scenario per la prima volta.

“Quel caso non si verificherà. Non voglio governare nemmeno un giorno se non ho la legittimità per farlo, né occupare una carica che non merito”, ha dichiarato Vučić. Sebbene affermazioni di questo tipo vadano accolte con cautela, dato il suo noto stile tattico, il rifiuto esplicito di diventare primo ministro senza nuove elezioni aumenta significativamente la probabilità che quest’anno si tengano contemporaneamente elezioni parlamentari anticipate e presidenziali.

Annunciando le proprie dimissioni, Vučić ha inoltre aperto il dibattito su chi sarà il candidato presidenziale della coalizione di governo. Con una crescente insoddisfazione dell’opinione pubblica e un fronte anti-regime sempre più mobilitato, la scelta è particolarmente delicata.

Le speculazioni si concentrano sulla possibilità che opti per un fedelissimo del partito oppure per una figura indipendente, come il presidente della Corte costituzionale Vladan Petrović o lo storico Čedomir Antić, così da limitare i danni in caso di sconfitta. Tra gli esponenti di partito più citati figurano la presidente dell’Assemblea nazionale Ana Brnabić, il ministro dell’Interno e leader socialista Ivica Dačić e l’ex presidente Tomislav Nikolić. Sono invece considerati meno probabili il presidente di SNS Miloš Vučević e il volto dell’estrema destra Milica Đurđević Stamenković.

L’opposizione filo-europea cerca l’unità

Sul fronte dell’opposizione, partiti e movimenti filo-europei – tra cui il Partito della Libertà e della Giustizia (SSP) di Dragan Đilas, il Movimento Popolare di Serbia (NSP) di Miroslav Aleksić, Serbia Centro (SRCE) di Zdravko Ponoš, il Fronte Verde-Sinistra (ZLE), il Movimento dei Cittadini Liberi (PSG) di Pavle Grbović e la Rivolta Ecologica di Aleksandar Jovanović – tengono incontri regolari sin dalle prime indicazioni sulla possibilità di elezioni anticipate.

Una grande lista unitaria appare ormai improbabile. Il Fronte Verde-Sinistra ha invece deciso di sostenere la lista guidata dagli studenti, insieme al Partito Democratico (DS) guidato da Srđan Milivojević e al movimento Per il Cambiamento di Savo Manojlović.

Finora soltanto Dragan Đilas e Zdravko Ponoš si sono impegnati a formare una coalizione filo-europea sotto lo slogan “Direzione: Europa”. Pavle Grbović sarebbe vicino ad aderire, mentre Miroslav Aleksić e Aleksandar Jovanović mantengono aperte diverse opzioni. Gli analisti avvertono che una divisione in due liste filo-europee separate potrebbe compromettere il superamento della soglia elettorale del 3%.

Profonde divisioni a destra

I partiti dell’opposizione di destra affrontano difficoltà ancora maggiori. Il Partito Democratico di Serbia (NDSS) di Miloš Jovanović sostiene la creazione di un chiaro blocco della “destra autentica” anti-Vučić, mentre il movimento Noi – Il Potere del Popolo (MI) di Branimir Nestorović è ampiamente considerato una “opposizione controllata” funzionale al regime.

Nestorović ha lasciato intendere una possibile candidatura presidenziale, interpretata da molti come un tentativo di frammentare il voto anti-governativo. Un ruolo analogo potrebbe essere svolto da Vojislav Šešelj e dall’imprenditore Bogoljub Karić.

Mentre il panorama politico continua a evolversi, le prossime mosse di Vučić – in particolare il momento delle sue dimissioni e la scelta del candidato presidenziale – saranno probabilmente decisive per capire se la Serbia andrà alle urne già questo autunno, in quello che potrebbe diventare uno dei cicli elettorali più significativi degli ultimi anni.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da EUAlive disponibile qui.

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